Nike e Colin Kaepernick fanno infuriare gli USA

di Sneaker Narcos
colin kaepernick nike

Alphonso Boyle Davies, che dal campo profughi di Buduburam, in Ghana, si ritrova a giocare nella nazionale di calcio canadese a soli 16 anni. LeBron James, colosso del basket americano, che insieme alla sua associazione benefica apre la prima “I Promise School“, per i ragazzi provenienti da famiglie “difficili” nella sua città natale di Akron. Shaquem Griffin che, nato con la sindrome della banda amniotica, dall’età di 4 anni gioca a football con una mano sola, supplendo a tale menomazione con la velocità, la tecnica e la determinazione. Serena Williams, che nonostante le accuse, i rumors e la perdita di una sorella, è entrata a pieno titolo nella storia del tennis.

Ci sono proprio tutti nella nuova pubblicità di Nike, che al grido di “it’s only crazy until you do it. Just do it” non è passata inosservata agli occhi di quei nazionalisti ben pensati che tutto farebbero pur di proteggere la patria. Come mai? Beh, a fianco dei grandi campioni appena elencati, idoli indiscussi per preparazione atletica e profondità umana, infatti, nella pubblicità della multinazionale ha fatto la sua comparsa anche una figura scomoda dello sport di oggi: si tratta di Colin Kaepernick, l’ex quarterback della squadra di football dei San Francisco 49ers (ora free-agent) diventato famoso per essere più volte rimasto seduto (e non essersi dunque alzato in piedi) durante il sacro e inviolabile inno degli Stati Uniti d’America per protestare contro l’oppressione a stelle e strisce di neri e minoranze etniche.

Una scelta, la sua, che nel 2016 fece infuriare diversa gente e che oggi ha sollevato un polverone mediatico che ha investito tutti, dal popolo americano alla Casa Bianca. Sui social hanno infatti iniziato a piovere immagini di clienti indignati che, in un moto d’impeto (parecchio senza senso), appiccavano falò buttandoci dentro scarpe, magliette, calze e qualunque oggetto recasse il simbolo Nike. La colpa? Avere in qualche modo supportato la causa di Colin Kaepernick e, quindi, disonorato la bandiera.

E nel mare magnum della rete poteva, secondo voi, mancare l’opinione di Mr. President Donald Trump per commentare l’accaduto? Certo che no e allora eccolo twittare il seguente messaggio:

Una reazione ben diversa da quella che, nel settembre 2016, ebbe un altro presidente, Barack Obama. Intervenuto nel dibattito montato a seguito del gesto, Obama difese Kaepernick, sostenendo di credere che il giocatore stesse in quel caso usufruendo di un suo diritto costituzionale per parlare di temi concreti e importanti. In quell’occasione, poi, disse che «a volte [le proteste] sono confuse e controverse e fanno arrabbiare la gente. Ma preferisco che ci siano giovani impegnati e che pensano a come possono essere parte del processo democratico, invece che persone che semplicemente se ne stanno sedute in disparte indifferenti». Specie nella discussione sul tema delle violenze sugli afroamericani.

Autrice: Clara Amodeo

Potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento